Seeing oneself on screen: a new factor in self-awareness in online therapy?
Ho pubblicato su Kudos, rivista di divulgazione scientifica che raccoglie innovativi articoli scientifici nei diversi campi del sapere, il riassunto di un articolo appena apparso su una delle maggiori riviste sui gruppi: Group Dynamics: Theory, Research and Practice.
L’articolo tratta il fenomeno detto Self-View e si riferisce alla visualizzazione della propria immagine sullo schermo durante la psicoterapia online, in questo caso specifico nel setting della terapia di gruppo. La ricerca ha indagato, per la prima volta, come gli psicoterapeuti percepiscono questo fenomeno nella psicoterapia di gruppo online, e come vedere se stessi sullo schermo possa diventare una fonte di conoscenza di sé, sia per il terapeuta che per i pazienti. I risultati hanno dimostrato che il Self-mirroring, ovvero l’uso attivo e intenzionale della propria immagine, può favorire la consapevolezza di sé e la riflessione terapeutica.
Come ormai tutti sappiamo, vedersi in video durante le videoconferenze può causare varie reazioni, positive e negative: al di fuori del contesto clinico, la ricerca evidenzia prevalentemente le conseguenze psicologiche negative della visualizzazione frequente della propria immagine sulle piattaforme online. L’esposizione giornaliera prolungata alla propria immagine sullo schermo può contribuire, tra gli altri fattori, alla cosiddetta Zoom Fatigue, cioè un senso di esaurimento derivante dalla frequente partecipazione alle videoconferenze. La Self-View è stata recentemente inclusa tra i fattori di fatica in un modello specifico di Zoom Fatigue per la psicoterapia.
Ho proposto in precedenti pubblicazioni il concetto di Self-mirroring, che implica un passaggio da una posizione passiva, in cui si sopporta semplicemente la vista della propria immagine durante la videoconferenza (Self-View), a una posizione attiva, in cui questo fenomeno viene intenzionalmente utilizzato come opportunità di riflessione ed elaborazione all’interno della psicoterapia di gruppo, resa possibile dalla tecnologia.
In questa ricerca abbiamo constatato che sfruttare attivamente un fenomeno potenzialmente disturbante può diventare una nuova opportunità terapeutica.
Qui si trova il breve articolo su Kudos:
https://www.growkudos.com/publications/10.1037%252Fgdn0000245/reader
e qui l’articolo originale su Group Dynamics:
https://psycnet.apa.org/fulltext/2027-45249-001.html